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IL PANE DI LATERZA

Il pane di Laterza ha avuto sempre un mercato più ampio di quello strettamente locale. Sin dall’inizio del XX secolo arrivava nei paesi limitrofi e a Taranto con i rudimentali mezzi di locomozione dell’epoca. Nonostante ogni territorio abbia il suo pane tipico e le sue produzioni nostrane il Pane di Laterza ha quindi sempre avuto riconoscimenti e apprezzamenti fuori dal territorio comunale. Gli anni settanta e ottanta hanno registrato una notevole crescit nella vendita del pane nei mercati del nord Italia e ciò ha determinato benefici economici crescenti e tangibili per tutto il comparto.

Ciò è da ricondurre certamente alle intrinseche caratteristiche qualitative dal prodotto, frutto dell’esperienza, tradizione, capacità e passione artigianale. Infatti mentre altre di produzione agroalimentare tipiche sono state contaminate dall’automazione delle procedure produttive la lavorazione del pane avviene con prodotti naturali (lievito madre, farina, acqua, semola) e con metodi tradizionali (attrezzi in legno, tavolieri, impastatrice meccanica, forno a legna).

LOGO DEL CONSORZIO “PANE DI LATERZA”

FONTANA MEDIEVALE

Nel territorio di Laterza sono presenti diverse fonti di acqua sorgiva. Tra queste, la fontana medievale caratterizzata dalla presenza di elementi architettonici riconducibili al periodo romano (archi) e dalla loro integrazione con successivi motivi architettonici e decorativi cinquecenteschi.
Si conservano ancora lo stemma e la data di edificazione (1544). Lo stemma fonde due blasoni: il rastrello dei D’Azzia in diagonale e l’arma dei Brancaccio (le due famiglie marchesali erano imparentate per matrimonio). Fino ad un decennio fa l’acqua scorreva nel suddetto condotto; oggi, attraverso una tubatura in cemento, va ad accumularsi in una cisterna per fuoriuscire dagli undici fori di emissione, coperti da mascheroni in bronzo. Da questi l’acqua si versa nell’abbeveratoio degli animali, per passare poi in un piccolo bacino (il lavatoio) e riversarsi, infine, nel canale dello”sciuvilo” che sfocia nel fondo della Gravina.

STORIA DI LATERZA

Una necropoli del 2000 a.C., ritrovata nel 1965 grazie a lavori di scavo in località Candile, attesta il popolamento del territorio di Laterza sin dall’antichità. La tipologia degli ipogei funerari, le suppellettili e gli utensili in selce ed osso testimoniano la presenza di una popolazione vissuta nel territorio nell’era eneolitica. Testimonianze successive del popolamento dell’area risalgono ai peuceti, all’epoca della Magna Grecia e dell’età romana e sono oggi custoditi nel museo archeologici di Taranto e nel museo archeologico di Matera.

Il territorio laertino è caratterizzato dalla presenza delle gravine, boschi rigogliosi e sorgenti d’acqua, ed è stato sede di insediamenti umani fin dalla preistoria. Tra le testimonianze di tale epoca remota ricordiamo i villaggi trincerati scoperti nel territorio di Laterza nel 1995 e la necropoli dell’età neolitica scoperta nel 1965 in località “Valle delle Rose”. Essa ha permesso di attirbuire la denominazione di Civiltà di Laterza alla cultura che ha lasciato nelle tombe ipogeniche vari strumenti silicei, manufatti in rame e una imponente quantità di vasellame.

La ricca documentazione archeologica recuperata attraverso gli scavi attesta la continuità insediativa della zona nel corso dei secoli, dovuta sicuramente alla possibilità di sfruttare posizioni ben difese, in quanto l’altopiano delle murge, sul quale Laterza sorge, costituisce una specie di sbarramento alla penetrazione dalla fascia litoranea verso l’interno.

Sulla scorta delle conoscenze provenienti dalla letteratura antica quest’area è stata attribuita alla “facies” culturale dei Peuceti popolazione indigena diffusa tra Ruvo ed Egnatia ed estesa verso l’interno fino alla valle del Bradano. con il centro di Silvium, identificato presso l’odierna Gravina di Puglia.