Archivio | novembre 2012

IL PANE DI LATERZA

Il pane di Laterza ha avuto sempre un mercato più ampio di quello strettamente locale. Sin dall’inizio del XX secolo arrivava nei paesi limitrofi e a Taranto con i rudimentali mezzi di locomozione dell’epoca. Nonostante ogni territorio abbia il suo pane tipico e le sue produzioni nostrane il Pane di Laterza ha quindi sempre avuto riconoscimenti e apprezzamenti fuori dal territorio comunale. Gli anni settanta e ottanta hanno registrato una notevole crescit nella vendita del pane nei mercati del nord Italia e ciò ha determinato benefici economici crescenti e tangibili per tutto il comparto.

Ciò è da ricondurre certamente alle intrinseche caratteristiche qualitative dal prodotto, frutto dell’esperienza, tradizione, capacità e passione artigianale. Infatti mentre altre di produzione agroalimentare tipiche sono state contaminate dall’automazione delle procedure produttive la lavorazione del pane avviene con prodotti naturali (lievito madre, farina, acqua, semola) e con metodi tradizionali (attrezzi in legno, tavolieri, impastatrice meccanica, forno a legna).

LOGO DEL CONSORZIO “PANE DI LATERZA”

Annunci

PROVERBI E MODI DI DIRE LAERTINI

La vita quotidiana laertina in passato era caratterizzata da proverbi che si sono tramandati a voce di generazione in generazione fino ad arrivare ai nostri tempi. I più conosciuti sono:

  • Pazzi e bambini Dio li aiuta;
  • Dove ti fidi trovi l’ingano;
  • Conserva quando hai, perchè quando non hai nessuno di dà niente;
  • Marito e figli come Cristo te li dà te li tieni;
  • Buon vino non occorre frasca;
  • A cavallo giovane cavalierevecchio;
  • A chi dice la verità non servono molte parole;
  • A chi d’aprile porta la vigna, la vendemmia sarà matrigna;
  • A buon intenditore poche parole.

CHIESE RUPESTRI

Chiesa rupestre della Madonna delle Rose
Chiesa rupestre di Santa Caterina
Chiesa rupestre di Santo Stefano
Cripta del Fregio
Cripta della “Cantina Spagnola”
Cripta di San Leone
Cripta rupestre di San Lorenzo Vecchio
Cripta della Madonna delle Grazie
Cripta in località Avucchiara
Cripta di San Giuseppe
Cripta di San Lucio
Cripta presso il cimitero

SANTUARIO MATER DOMINI

Il Santuario della Mater Domini si erge in   posizione dominante nel centro storico di Laterza, nel luogo dell’antico insediamento rupestre.
Presenta uno stile neoclassico con rimaneggiamenti tardo-barocchi, evidenti nella cupola del campanile, nei marmi e negli altari dell’aula interna. L’impianto, a croce latina, mostra sei cappelle con volta a vela e finiture di notevole pregio, come i fregi di ghirlande di fiori e foglie dorate. Gli arredi sacri, oltre ad altari, statue e dipinti, sono arricchiti da mattonelle policrome in maiolica artistica delle fabbriche laertine del XVII-XVIII sec. Pregevoli quelle del lavabo della sacrestia con raffigurazione della Mater Domini (1726). Al 1703 risale l’unica mattonella rotonda di un’acquasantiera del XVII-XVIII secolo raffigurante la Crocifissione.  In corrisponenza del braccio destro del transetto si trova l’accesso alla cripta, l’antica chiesa rupestre con al suo interno pregevoli affreschi di matrice bizantina.

FONTANA MEDIEVALE

Nel territorio di Laterza sono presenti diverse fonti di acqua sorgiva. Tra queste, la fontana medievale caratterizzata dalla presenza di elementi architettonici riconducibili al periodo romano (archi) e dalla loro integrazione con successivi motivi architettonici e decorativi cinquecenteschi.
Si conservano ancora lo stemma e la data di edificazione (1544). Lo stemma fonde due blasoni: il rastrello dei D’Azzia in diagonale e l’arma dei Brancaccio (le due famiglie marchesali erano imparentate per matrimonio). Fino ad un decennio fa l’acqua scorreva nel suddetto condotto; oggi, attraverso una tubatura in cemento, va ad accumularsi in una cisterna per fuoriuscire dagli undici fori di emissione, coperti da mascheroni in bronzo. Da questi l’acqua si versa nell’abbeveratoio degli animali, per passare poi in un piccolo bacino (il lavatoio) e riversarsi, infine, nel canale dello”sciuvilo” che sfocia nel fondo della Gravina.

LA GRAVINA

La gravina di Laterza è l’esempio più spettacolare, aspro, selvaggio, tra quelle dell’arco jonico, in quanto è caratterizzata da una profondità di 200 metri circa, un’ampiezza di circa 500 metri ed una lunghezza superiore ai 12 chilometri. L’attuale fisionomia della gravina è la conseguenza di due eventi: lo scorrere del fiume Lato che due milioni di anni fa ha eroso i calcari pliocenici e pleistocenici, scoprendo quelli del cretaceo, e la successiva azione erosiva da parte degli agenti atmosferici.
Lungo i suoi pendii si trovano specie vegetali che hanno sviluppato specifici adattamenti per sopravvivere alla forte insolazione e allo scarso apporto idrico, quali i boschi di Quercus Troiana, presenti in Italia solo sulle murge pugliesi e materane. Per quanto concerne la fauna, la gravina di Laterza ospita alcune tra le specie volatili a più alto rischio di estinzione dell’Europa meridionale, tra questi il Capovaccaio.

STORIA DI LATERZA

Una necropoli del 2000 a.C., ritrovata nel 1965 grazie a lavori di scavo in località Candile, attesta il popolamento del territorio di Laterza sin dall’antichità. La tipologia degli ipogei funerari, le suppellettili e gli utensili in selce ed osso testimoniano la presenza di una popolazione vissuta nel territorio nell’era eneolitica. Testimonianze successive del popolamento dell’area risalgono ai peuceti, all’epoca della Magna Grecia e dell’età romana e sono oggi custoditi nel museo archeologici di Taranto e nel museo archeologico di Matera.

Il territorio laertino è caratterizzato dalla presenza delle gravine, boschi rigogliosi e sorgenti d’acqua, ed è stato sede di insediamenti umani fin dalla preistoria. Tra le testimonianze di tale epoca remota ricordiamo i villaggi trincerati scoperti nel territorio di Laterza nel 1995 e la necropoli dell’età neolitica scoperta nel 1965 in località “Valle delle Rose”. Essa ha permesso di attirbuire la denominazione di Civiltà di Laterza alla cultura che ha lasciato nelle tombe ipogeniche vari strumenti silicei, manufatti in rame e una imponente quantità di vasellame.

La ricca documentazione archeologica recuperata attraverso gli scavi attesta la continuità insediativa della zona nel corso dei secoli, dovuta sicuramente alla possibilità di sfruttare posizioni ben difese, in quanto l’altopiano delle murge, sul quale Laterza sorge, costituisce una specie di sbarramento alla penetrazione dalla fascia litoranea verso l’interno.

Sulla scorta delle conoscenze provenienti dalla letteratura antica quest’area è stata attribuita alla “facies” culturale dei Peuceti popolazione indigena diffusa tra Ruvo ed Egnatia ed estesa verso l’interno fino alla valle del Bradano. con il centro di Silvium, identificato presso l’odierna Gravina di Puglia.